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Tsunami 10 anni dopo, oggi si ricordano le 230mila vittime. Tra essi molti italiani in vacanza
Le onde alte 20 metri si abbatterono su porti, coste e spiagge di 14 nazioni

ROMA (Italy) - Dieci anni fa la devastazione della terribile onda di tsunami che il 26 dicembre di 10 anni fa si abbatté sulle coste di 14 paesi del sud est asiatico. Il cataclisma iniziò alle 7.58 dell'ora locale indonesiana. La scossa durò 8 minuti e produsse onde alte 20 metri che attraversarono l'Oceano Indiano portando morte e devastazione sul proprio cammino.

Il sisma raggiunse magnitudo 9.3 e scatenò un maremoto che dall'Indonesia raggiunse in poche ore Thailandia, India, Sri Lanka, fino a lambire le coste dell'Africa orientale. L'onda uccise oltre 230mila persone e interi tratti di costa furono devastati. Oltre alle popolazioni locali, coinvolse molti turisti occidentali che stavano trascorrendo le vacanze di Natale.


Un muro d'acqua alto oltre 20 metri - L'onda uccise oltre 230mila persone, interi tratti di costa furono devastati, ma la zona più colpita fu l'isola di Sumatra, la più vicina all'epicentro del terremoto. La provincia di Aceh fu investita da onde alte 20 metri che provocarono circa 180mila vittime. La scossa principale durò un tempo infinito, 8 minuti circa, è venne avvertita da buona parte dei sismografi in attività su tutta la Terra.

Migliaia di turisti facevano il bango - Quello che è stato uno dei più catastrofici disastri naturali dell'epoca moderna ha avuto la sua origine e il suo sviluppo nell'arco di poche ore. La notizia dell'evento fece il giro del mondo e sconvolse l'opinione pubblica internazionale anche perché, oltre alle popolazioni locali, coinvolse molti occidentali che in quei luoghi stavano trascorrendo le vacanze natalizie. Lo tsunami si abbattè sui resort di lusso di Phuket e Phi Phi Island, in Thailandia. Travolse i villaggi vacanze alle Maldive e sommerse le coste della Sri Lanka mentre la gente, ignara del pericolo, faceva il bagno o prendeva il sole sulla spiaggia. Tra i Paesi colpiti a morte il numero maggiore delle vittime si registrò in Indonesia con 180.000 morti accertati, seguito dallo Sri Lanka con 35.000 vittime, dall'India con più di 10.000 e dalla Thailandia che pianse 5.000 morti. All'epoca, infatti, quei Paesi che affacciavano sull'Oceano Indiano non avevano alcun sistema di allerta per la popolazione che non fu evacuata se non molte ore dopo la tragedia. Non esistevano inoltre sistemi di rivelazione dei maremoti come quello presente invece nel Pacifico. La gente cercò di salvarsi arrampicandosi sulle cime degli alberi, sui tetti delle case o degli alberghi che erano riusciti a reggere l'urto micidiale di tonnellate di acqua e fango.

I paesi colpiti dal disastro hanno creato nuove misure di sicurezza per cercare di limitare al massimo le perdite umane qualora si verificassero calamità naturali simili, primo tra tutti un sistema coordinato di allarme che si avvale di boe collocate nell'Oceano Indiano. Tra gli altri interventi di prevenzione sono state realizzate migliori vie di fuga, piantagioni di mangrovie per frenare l'impatto delle onde e rifugi. Il problema però è che questi sistemi di sicurezza non sono ancora stati testati in situazioni di emergenza. L'ondata di solidarietà globale Ora, 10 anni dopo il disastro, le aree colpite sono state completamente ricostruite, grazie all'intervento di circa 500 organizzazioni non governative che si sono impegnate in un gigantesco sforzo, sostenuto con aiuti complessivi che hanno ragigunto la cifra record di 14 miliardi di dollari. L'esperienza dello tsunami ha segnato uno spartiacque anche nel sistema degli aiuti umanitari: si assistette a una vera e propria gara di solidarietà tanto che il 40% dei fondi raccolti provenì dalla generosità di privati cittadini, fondazioni e imprese. Centinaia di migliaia di case sono state ricostruite e oggi le poche tracce dello tsunami ancora visibili sono quelle lasciate volontariamente per mantenere vivo il ricordo delle vittime.

Le celebrazioni - Migliaia di persone hanno partecipato, giovedì, ad una cerimonia in Indonesia per ricordare le vittime. "Lo tsunami ha causato profondo dolore al popolo di Aceh e alle persone che hanno perso i loro cari", ha detto il governatore della Provincia, Zaini Abdullah, alla folla riunita nella grande moschea di Baiturrahman, uno dei pochi edifici sopravvissuti alle onde, ringraziando gli indonesiani e la comunità internazionale per il loro aiuto che ha permesso a Aceh di rialzarsi.

Si è trattato del terzo terremoto più potente mai registrato, dopo quello del Cile del 1960 e dell'Alaska del 1964. A partire dai 15 minuti successivi le onde gigantesche hanno cominciato ad abbattersi, a cominciare dalle coste indonesiane, dove il bilancio dei morti è stato pesantissimo, 168mila vittime. Il cammino di morte e distruzioni dello tsunami non si è fermato, le onde si abbattono sulle coste della Thailandia, dello Sri Lanka, dell'India meridionale e le isole Nicobare, le Maldive, fino a lambire l'Africa orientale, Somalia, Kenya e Tanzania.

Onde alte fino a 20 metri, con una velocità di 700 chilometri all'ora, sono penetrate per chilometri nell'entroterra, trascinando dietro qualunque cosa incontrassero lungo il loro percorso, stabilimenti balneari, villaggi, persone. I testimoni raccontano di aver visto il mare ritirarsi di diversi chilometri prima che lo tsunami si abbattesse con tutta la sua violenza, ignari di quello che di li« a poco sarebbe successo. I morti sono stati 230mila, tra cui 54 italiani, centinaia di migliaia i senzatetto, apocalittico lo scenario che si è presentato agli occhi dei soccorritori e al resto del mondo.

Ma storia della tragedia dello tsunami è anche quella di una generosità senza precedenti da tutto il mondo ha permesso di salvare e dare un futuro a centinaia di migliaia di persone. È quanto testimonia il rapporto 'Lo tsunami, 10 anni dopò pubblicato nelle scorse settimane da Oxfam, in cui si sottolinea come la risposta a uno dei peggiori cataclismi degli ultimi decenni, abbia rappresentato un momento cruciale per il settore umanitario internazionale. Un bilancio drammatico - circa 5 milioni di persone colpite in 14 Paesi, 230mila vittime e 1,7 milioni di senza tetto. (Redazione)

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