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Natale al Vaticano, le parole amare e taglienti di Papa Francesco
“Le 15 malattie che affliggono la Curia Romana”

ROMA (Italy) - Sembrano essere state profetiche o per lo meno consigliere di buoni auspici per Papa Bergoglio, quelle di Roberto Benigni che nel suo spettacolo “ I Dieci Comandamenti” andato in onda sulla Rai il 15 e il 16 novembre ha lanciato frecciatine velenose al popolo italiano e alle sue istituzioni.

Il Papa in occasione dei tradizionali auguri di Natale alla Curia romana ha colto la palla al balzo per strigliare vescovi e preti, elencando e analizzando con lungimiranza le 15 malattie di cui la chiesa è affetta. Queste “infermità curiali” provocano delle disfunzioni nella Chiesa Cattolica che impediscono nei fatti secondo il pontefice le riforme e il progresso a cui sta andando incontro il Vaticano.


Gli auguri natalizi per lo “staff papale” quest’anno sono amarissimi, nel Vaticano si respira aria di conflitti e nel contempo spirito innovatore. Papa Francesco invita vescovi, preti e cardinali ha curarsi dei mali che dall'interno colpiscono la chiesa e chiede scusa ai fedeli per gli scandali che fanno tanto male e che hanno visto come protagonisti organi e funzionari ecclesiastici. La Curia è infatti l'insieme di tutti gli organi di governo della Chiesa Cattolica, vera e propria governance preposta al coordinamento e alla gestione di tutto ciò che accade nel mondo del cattolicesimo.

Jorse Bergoglio afferma che “alcuni curiali hanno perso la memoria del loro incontro con il Signore” quindi la ragione della loro vocazione e sono oramai vittime di passioni e manie. Afferma duramente il Papa: ”una Curia che non si autocritica e non cerca di migliorarsi è un corpo infermo”, il rimedio - aggiunge il pontefice argentino - è “un'ordinaria visita ai cimiteri” e l'essere tra la gente venendo a contatto direttamente e pragmaticamente con le tante difficoltà che vivono quotidianamente i fedeli. La seconda malattia in cui Papa Francesco si riconosce per altro è il “martalismo” ovvero la troppa operosità, in riferimento a tutte quelle persone che immergendosi nel lavoro si dimenticano della vita che gli corre davanti. Consigli: “Non trascurare il necessario riposo, altrimenti si incorre nello stress e nell'agitazione”. Successivamente c'è la malattia dell'impietrimento delle menti e dello spirito, “macchine di pratiche e non più uomini di Dio” cosi si pronuncia il pontefice. Simile appare la quarta malattia: la pianificazione, “Quando l'apostolo pianifica in maniera minuziosa, regredisce a contabile” afferma Bergoglio. Ben più grave è l'alzheimer spirituale ovvero la dimenticanza del cammino di fede per poi darsi ai capricci. Legata all'alzheimer spirituale è la vanagloria, “Quando l'apparenza, i colori delle vesti e le insegne dell'onorificenza sono l'obbiettivo primario della vita” ci spiega il Papa. Ottavo peccato curiale è la gravissima “schizofrenia esistenziale” per chi possiede una doppia vita, frutto dell'ipocrisia tipica del mediocre. L'ottavo malessere della chiesa è quel che nel linguaggio popolare viene identificato come portatore di zizzania o meglio conosciuto come “pettegolo”, il pontefice lancia un avvertimento in merito a questo “guardiamoci dal terrore delle chiacchiere”.

Chiudono l'elenco: la malattia della “divinizzazione” che colpisce coloro che per far carriera cercano di ingraziarsi i superiori, assopiti dall'opportunismo e del carrierismo. Al decimo posto c'è “l'indifferenza”, ciò quando ognuno pensa solo al proprio interesse e perde la sincerità, il calore dei rapporti umani. “La faccia funerea”, tipica delle persone burbere, arcigne, che ritengono che dimostrarsi seri bisogna trattare gli altri con arroganza. Da ricordare poi la “malattia dell'accumulazione”, in riferimento di quei beni materiali che l'apostolo utilizza per colmare il vuoto esistenziale del cuore e dell'anima. Il vero centro pulsante del male si fa coincidere con i “circoli chiusi”, ovvero con coloro che pensano che “l'appartenenza al gruppo è più forte di quella al corpo di Cristo stesso”. Tutto questo costituisce “un cancro” come sottolinea il Papa Francesco. Ultimo ma non per importanza è “L'esibizionismo”, “Quando l'apostolo trasforma il suo servizio in potere, in merce per ottenere profitti” conclude Bergoglio nello stupore della Curia, “Non voglio finire senza chiedere perdono per le mancanze mie e dei miei collaboratori, anche per gli scandali che fanno tanto male. Perdonatemi!.”
(Chiara Chiricò)


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