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Sydney, blitz della polizia dopo un assedio di 16 ore: 2 morti e 4 feriti tra cui il terrorista
Finito l'incubo per la città tenuta sotto smacco dal fanatico dell'Isis

ROMA (Italy) - Dopo 16 ore di assedio, la polizia australiana ha fatto irruzione nel caffè di Sydney dove un uomo di origini iraniane ha sequestrato decine di persone. Durante il blitz molti ostaggi sono riusciti a fuggire, ma due persone sono rimaste uccise e quattro ferite, tre in condizioni definite critiche. Una delle vittime è il sequestratore. L'uomo, 50 anni, era già noto alle forze dell'ordine per aver minacciato le famiglie di soldati australiani.

Un robot anti-bomba manovrato dagli artificieri è entrato in azione nel caffè di Sydney dopo il blitz. Prima dell'intervento delle forze dell'ordine soltanto cinque persone erano riuscite a uscire dal locale, la Lindt di Martin Place, che sorge nel cuore della città australiana. Autore del sequestro un 50enne di origini iraniane. L'uomo si chiamava Man Haron Monis ed era "già noto alle forze di sicurezza per aver scritto lettere minacciose alle famiglie dei soldati uccisi" in Afghanistan.


Una bandiera islamica nera, riconducibile alla fazione siriana jihadista di Al Nusra, è stata affissa a una finestra del locale ma il sequestratore ha chiesto che gli venga portata una bandiera dell'Isis. L'uomo avrebbe piazzato due bombe nel locale e altre due all'esterno. L'amministratore delegato della Lindt Australia, Steve Loane ha detto che i dipendenti del locale sono 10. Il blitz della polizia La polizia ha effettuato un blitz nel bar, liberando gli ostaggi. Il blitz è iniziato quando un gruppo di sei ostaggi è riuscito a fuggire. Si sono sentiti colpi di arma da fuoco per almeno 60 secondi. Al termine dell'assedio i paramedici sono entrati nella caffetteria, portando via delle persone in barella.

Almeno due persone, fra cui il sequestratore, sarebbero rimaste uccise, mentre altre quattro sarebbero ferite. Fra queste ultime ci sarebbe anche un poliziotto. Tre di loro sarebbero in condizioni critiche. Lo riferisce la Cnn citando la tv australiana 7 News. Alcune persone sono state portate via a braccia dagli agenti. Una in particolare è stata rianimata subito fuori dal locale e caricata su una barella. Al momento comunque non c'è un bilancio ufficiale sull'accaduto.

Un robot antibomba manovrato dagli artificieri è stato mandato in azione nel caffè a caccia di possibili ordigni. Gli ostaggi Cinque degli ostaggi erano stati liberati e sono usciti correndo da una porta laterale della cioccolateria dove sei ore prima è avvenuta la cattura. Non sono feriti, ma uno sarebbe stato portato in ospedale. L'uomo costringe gli ostaggi - a turno - a stare davanti alla vetrina del locale: lo riporta un giornalista dell'emittente tv 7News, la cui sede si trova davanti al locale. Secondo i media locali, un uomo è stato visto attraverso le vetrine del caffè: ad un certo punto, avrebbe usato un ostaggio come scudo umano. Due radio locali e due tv hanno ricevuto telefonate da persone sequestrate nella cioccolateria che hanno detto di chiamare per conto del sequestratore.

L'uomo armato ha chiesto alla polizia una bandiera dello Stato Islamico in cambio della liberazione di altri ostaggi: lo scrive il The Sydney Morning Herald, che cita un esponente della comunità musulmana. Non solo: l'uomo ha chiesto di parlare con il premier australiano Tony Abbott. La bandiera islamica Martin Place, una piazza del quartiere degli affari di Sydney, è stata chiusa alla circolazione, e numerosi poliziotti hanno circondato la cioccolateria della Lindt. Le immagini televisive hanno mostrato una bandiera nera con scritte islamiche in bianco sistemata su una finestra dell'edificio. Alcuni testimoni hanno detto di aver sentito forti detonazioni somiglianti a colpi di arma da fuoco. Secondo i media sarebbero una ventina le persone prese in ostaggio da almeno due uomini armati.

Le immagini televisive hanno mostrato gli uomini delle forze dell'ordine con armamento pesante puntare le armi da fuoco in direzione del locale. Patrick Byrne, un produttore della catena televisiva Channel Seven, la cui redazione è situata di fronte alla cioccolateria, ha detto che i dipendenti dell'emittente ha visto la cattura degli ostaggi svolgersi sotto i loro occhi. «Ci siamo precipitati alla finestra e abbiamo avuto la visione scioccante e agghiacciante di persone alzare le mani di fronte ai vetri del locale» hanno detto alla televisione Australian Broadcasting Corporation.

Il premier australiano Tony Abbott ha subito convocato il Comitato di sicurezza nazionale riunendo i componenti del suo governo e i consiglieri della sicurezza. «Si tratta evidentemente di un avvenimento inquietante ma tutti gli australiani devono essere rassicurati sul fatto che le forze dell'ordine e della sicurezza sono ben addestrate e agiscono in maniera professionale» ha detto Abbott.

La situazione al teatro dell'Opera di Sydney, invece, è tornata alla normalità dopo l'«incidente» registrato oggi che ha portato all'evacuazione dell'edificio: lo ha reso noto il capo della polizia dello Stato del Nuovo Galles del Sud, Andrew Scipione. Il teatro dell'Opera è «ritenuto sicuro», ha detto Scipione, senza spiegare se l'«incidente» fosse legato alla presa degli ostaggi nel bar della Lindt nel centro di Sydney. Lo scrive il quotidiano australiano Daily Telegraph. (Redazione)


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Il fanatico islamico che tiene in ostaggio 40 persone è un profugo iraniano in Australia dal 1996
Man Haron Monis è un religioso radicale già condannato per il suo fanatismo contro i soldati australiani

ROMA (Italy) - Dopo oltre 12 ore d'assedio al Lindt Chocolat Cafe, quando ormai nella citta' australiana e' sera, la polizia sta continuando a negoziare con il sequestratore nella speranza di evitare spargimenti di sangue. Finora nessuno e' rimasto ferito ma tutta la zona finanziaria e' stata isolata e blindata. Secondo l'emittente televisiva locale "9 News" l'uomo che tiene in ostaggio numerosi ostaggi e' un religioso radicale iraniano. Man Haron Monis, 49 anni, arrivo' in Australia nel 1996, dove cambio' il suo nome e adotto' il titolo di sceicco.

Lo riferisce l'emittente televisiva locale "9 News". Monis Guadagno' l'attenzione della stampa per una campagna di odio contro i soldati australiani in Afghanistan. Invio' decine di lettere offensive ai familiari dei militari uccisi. Per questo nel settembre del 2013 fu condannato a 300 ore di servizi sociali.


L'uomo era conosciuto anche come un 'santone', per giunta accusato di aver abusato di alcune donne durante la sua attivita' curatrice. La polizia e' riuscita a entrare in contatto con lui e sta cercando una soluzione pacifica alla crisi. Le sue richieste non vengono rivelate per motivi di sicurezza. "Al caso lavorano i migliori negoziatori al mondo", ha assicurato il commissario Andrew Scipione.

L'uomo ha fatto irruzione nel locale intorno dalle 09:45 ora locale: sei ore dopo, cinque persone -tre uomini e due donne- sono riusciti a fuggire, in due diversi momenti. Ma da allora la situazione e' in stallo. La cioccolateria si trova nel quartiere finanziario di Martin Place, nel cuore della metropoli, non lontano dal Parlamento del Nuovo Galles del Sud. Sorvolata dagli elicotteri, con cecchini appostati, la caffetteria e' circondata da decine di agenti in tenuta antisommossa e teste di cuoio. Molti edifici circostanti, tra i quali il consolato americano, sono stati evacuati. Lo spazio aereo sopra Sydney e' rimasto aperto, ma alcuni voli vengono dirottati. Nel timore di una minaccia, in tutto il Paese sono state chiuse tutte le scuole e le istituzioni ebraiche. Le autorita' australiane sostengono che le motivazioni dell'uomo non sono chiare, ma la bandiera nera collocata a una finestra e' utilizzata abitualmente dai gruppi jihadisti e, seppur parzialmente leggibile, reca scritto in arabo la 'shahada', la professione di fede musulmana: "Non c'e' altro Dio al di fuori di Allah, Maometto e' il suo profeta".

L'Australia e' uno dei maggiori alleati degli Usa nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria e in Iraq e da diverse settimane le autorita' avevano innalzato il livello di allerta. "E' un episodio molto inquietante", ha detto il premier Tony Abbott, confermando le "motivazioni politiche" dell'assalto, ma senza qualificarlo ancora terroristico. Anche il presidente americano, Barack Obama, segue da vicino la crisi. Intanto, un gruppo di oltre 40 gruppi musulmani australiani ha condannato congiuntamente la presa di ostaggi e ha sottolineato che la scritta "non rappresenta una posizione politica, ma riafferma la testimonianza di una fede di cui si sono appropriati indebitamente individui disorientati che non rappresentano null'altro che loro stessi". (Redazione)

A SELF-styled Muslim cleric accused of sending offensive letters to the families of slain Australian soldiers has lost a High Court bid to have the charges against him quashed. Man Haron Monis, also known as Sheik Haron, was charged in 2011 with 12 counts of using a postal service in a way that a reasonable person would consider menacing, harassing or offensive. He allegedly sent letters – and in one case a recorded message – to the relatives of several diggers killed in action in Afghanistan and the mother of an Austrade official killed in the bombing of a hotel in Indonesia. His co-accused, Amirah Droudis faces eight counts of aiding an abetting Mr Monis. The letters allegedly began by offering condolences to the families, before launching into an “intemperate and extravagant” criticism if Australia’s involvement in Afghanistan. They also allegedly insulted the dead soldiers. Lawyers for the pair argued the charges infringed on their constitutional right to free political communication.Whilst the six High Court judges hearing the case unanimously agreed that the section of the Criminal Code under which the pair were charged restricts political communication, the bench was split in whether the section of the act was valid and justified.Three High Court judges – Susan Crennan, Susan Keifel and Virginia Bell – called for the appeals to be dismissed on the grounds that the section of the act protects against the misuse of the postal service to deliver seriously offensive material into a person’s home.In their joint jugement they noted that communications restricted by the act “are limited to those which are of a seriously offensive nature”.“This does not suggest an effect upon the freedom which could be regarded as extensive. It does not prevent communications of a political nature which do not convey such offensive material,” they said. But in separate judgments the three other High Court judges hearing the case – Chief Justice Robert French, Kenneth Hayne, Dyson Heydon – wanted to allow the appeals, arguing the section of the act was invalid. In his judgment Chief Justice French said, “given the scope of criminal liability created by section 471.12 in its application to offensive uses of postal or similar services, the section must be taken to effectively burden upon implied freedom of political communication”. “The reasonable persons test, even when applied to a high threshold definition of what is ‘offensive’, does not prevent the application of the prohibition to communications on government or political matters in a range of circumstances the limits of which are not able to be defined with any such precision and which cannot be limited to the outer fringes of political discussions,” Chief Justice French wrote. But under the Judiciary Act when the High Court is equally split on a case, the decision of the lower court is affirmed. For that reason, both Mr Monis and Ms Droudis’ appeals to have the charges thrown out were dismissed.


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Sydeney, terrorista armato dell'Isis assalta una caffetteria e sequesta i 30 clienti
L'uomo ha esposto una bandiera islamica minacciando di far esploredere le bombe piazzate in città

ROMA (Italy) - Il terrorista che, da diverse ore, tiene diverse persone in ostaggio (circa 30) in una caffetteria nel centro di Sydney, in Australia, ha chiesto che gli venga recapitata una bandiera dello Stato Islamico e ha fatto sapere che ci sono quattro bombe piazzate in giro per la città. L'ha riferito un'emittente australiana, Channel 10, il cui staff sostiene di aver parlato attraverso Twitter con "due ostaggi" all'interno del locale.

"Hanno confermato due sue richieste: vuole che gli venga consegnata direttamente nel caffè una bandiera dell' Isis e vuole parlare al premier. Gli ostaggi sostengono anche ci siano quattro bombe, due all'interno dell'Lindt Cafè a Martin Place e due altre a Sydney".


Non c'è stata alcuna conferma dalla polizia. Intanto centinaia di poliziotti e teste di cuoio continuano ad assediare il chocolate Cafe, nel cuore della città australiana, dove è già esposta una bandiera - nera con la scritta araba in bianco - esposta da una finestra. Il sequestratore chiede di poter parlare con il primo ministro australiano Tony Abbott. A riferirlo è l'emittente TenNews che ha parlato con due ostaggi. L'uomo avrebbe anche fatto riferimento all'esistenza di 4 ordigni, due piazzati nel locale in cui si trova con gli ostaggi, altri due all'interno del distretto finanziario della città. Uno degli ostaggi infine - secondo quanto riferito dall'emittente Nine News Sydney sarebbe stato ricoverato all'ospedale Saint-Vincent.

Il commissario della polizia dello Stato australiano del Nuovo Galles del Sud, Andrew Scipione, riferisce che non è chiaro quali siano le motivazioni del sequestratore. "Non abbiamo ancora confermato che si tratti di un evento legato al terrorismo", ha detto, aggiungendo che "ci stiamo occupando di una situazione con ostaggi e un aggressore armato e la stiamo gestendo di conseguenza". Secondo la vice commissaria della polizia del Nuovo Galles del Sud, Catherine Burn said, i negoziatori della polizia hanno istituito un contatto con l'uomo armato. "Non abbiamo alcuna informazione che suggerisca che ci siano feriti a questo stadio", ha detto la stessa Burn dopo che i primi tre ostaggi sono usciti dal bar. Solo uno degli ostaggi liberati è stato portato in ospedale, al St. Vincent's, e il portavoce della clinica riferisce che è in condizioni soddisfacenti. Nella zona del bar sono stati centinaia di poliziotti, le strade vicine sono state chiuse e gli uffici evacuati. Ai cittadini è stato chiesto di stare lontano da Martin Place. Nell'area si trovano l'ufficio del primo ministro, la Reserve Bank of Australia (la banca centrale australiana), e il quartier generale di due delle più grandi banche del Paese. Il Parlamento si trova ad alcuni isolati di distanza. Lindt Australia ha pubblicato un messaggio sulla sua pagina Facebook in cui ringrazia per il sostegno ricevuto. "Siamo profondamente colpiti da questo grave incidente e i nostri pensieri e le nostre preghiere sono con lo staff e i clienti coinvolti e con tutti i loro amici e familiari", si legge nel post.

Cinque persone al momento sono riusciti a uscire, non è chiaro se liberati oppure scappati, dopo almeno sei ore di cattura. La cioccolateria si trova nel quartiere finanziario di Martin Place, nel cuore della città. Secondo la polizia, gli ostaggi "non sono più di 30", tra clienti e dipendenti. Dopo alcune ore di dramma, due ostaggi sono usciti da una porta posteriore, un altro da una porta anti-incendio; e quasi un'ora dopo, le emittenti televisive hano trasmesso le immagini di altre due donne che uscivano correndo dal locale. L'Australia è uno dei maggiori alleati degli Usa nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria e in Ira e da diverse settimane le autorita' avevano innalzato il livello di allerta nel timore di attacchi.

"E' un episodio molto inquietante, posso capire la preoccupazione e le ansie del popolo australiano" ha detto il premier Tony Abbott, confermando il carattere terroristico dell'assalto. Il caffè si trova proprio di fronte Channel 7, una emittente che sta trasmettendo in diretta gli eventi. Proprio da queste immagini si sono visti gli ostaggi all'interno del locale con le mani premute sulle finestre e una bandiera bianca e nera, simile a quella usata dai terroristi dello Stato Islamico in Siria e in Iraq, sventolata all'esterno da quello che sembra un dipendente del locale insieme a una donna. I vertici della Lindt Australia hanno riferito che nel locale lavorano una decina di dipendenti e che probabilmente ci sono 30 clienti, ma hanno precisato che si tratta di una stima. A settembre il governo australiano ha innalzato il livello di allerta per minacce terroristiche e la polizia ha condotto raid in tutto il Paese: si ritiene infatti che una settantina di australiani si siano recati in Iraq e in Siria a combattere e almeno una ventina siano rimasti uccisi in battaglia. (Redazione)


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