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Hollywood festeggia l'uscita del film "The interview"
La Russia si schiera con il dittatore Pyongyang

ROMA (Italy) - Giunge al capolinea la vicenda cinematografica che in queste settimane ha fatto tenere con il fiato sospeso l'America intera, in particolar modo il ricco e sfarzoso mondo hollywoodiano. Il film piu' chiacchierato e contestato di fine anno "The interview", è uscito finalmente nelle sale americane. La pellicola prodotto dalla Sony Pictures racconta ironicamente, trasformando quasi in parodia il regime dello Stato asiatico, con due agenti della Cia che hanno il compito di assassinare il leader della Corea del Nord, Kim Jong-un. The interview ha alzato un polverone mediatico e politico proprio a causa del suo contenuto che ha offeso non poco il leader nordcoreano e il suo regime già in contrasto da anni con gli Usa sul tema dei cyber attacchi ai danni del gigante dell'industria cinematografica statunitense “Sony”.


Il 24 novembre, il Colosso americano "Sony Pictures Entertainment" ha subito un attacco al suo sistema informatico, era stato manomesso diventando parzialmente inutile. Sullo schermo dei computer era comparso un messaggio accompagnato da uno scheletro dalla faccia diabolica: "Abbiamo preso tutti i vostri dati interni. Questo è solo l'inizio, se non obbedite faremo vedere questi dati a tutto il mondo". Cosi è stato, pochi giorni dopo i pirati hanno iniziato a diffondere sulla rete i dati riservati delle Sony Corporation, copie pirata di quattro pellicole indite, con una qualità paragonabile a quella di un DVD originale. Tra queste spicca "Annie", un film per famiglie con protagonista Cameron Diaz e Jamie Fox di cui l'uscita nei cinema era attesa per le vacanze di Natale.

La colpa “sull’intrusione informatica” alla Sony è ricaduta subito sul Pyorayang. Perche? Si è parlato della Corea del Nord a causa delle minacce che a giugno il paese asiatico, al confine con la Cina, aveva dichiarato aspramente contro gli Stati Uniti promettendo “rappresaglie spietate”, dopo aver visto il trailer di The interview. L'accusa si è rafforzata inoltre dalle analogie riscontrate tra il codice informatico del software utilizzato per violare il sistema della Sony Pictures e quello usato durante un attacco condotto dai nordcoreani contro Seoul nel 2013 nei confronti degli utenti della Playstation. La risposta della Corea del Nord non tarda ad arrivare, si riconosce subito estranea ai fatti e alle accuse diffamanti di Washington sul cyber attacco. Da qui si apre una vera e propria crociata nell’opinione pubblica e non solo, nel mondo dello spettacolo, nel piani alti della governance americana. “Se il governo nordcor eano vuole veramente aiutare, ammetta di essere colpevole e compensi la Sony per i danni provocati dal suo attacco” cosi si pronuncia il consigliere della sicurezza Nazionale americana, Mark Stron. Anche le dichiarazioni fatte dal presidente Barack Obama, danno l'idea precisa sulla posizione degli Stati Uniti: “I dittatori non impongono la censura al Paese della libertà” afferma il Presidente Usa.

Le parole dure del presidente americano sono corrisposte a fatti, poiché la proiezione del controverso film di James Franco ha visto la luce in centinaia di cinema degli States. Dall'Alabama a Manhattan, oltre 300 sale cinematografiche hanno messo in programma The interview. Una contromossa, quindi, contro gli hacker che avevano guastato il lancio della pellicola per Natale preventivato dalla cine-casa americana. “Abbiamo preso posizione per la libertà” dice il gestore del cinema “Village East” a Manhattan, Lee Peterson. “Vogliamo dimostrare al mondo che agli americani non viene detto cosa possono o non possono fare” conclude Peterson.

La Russia ha definito “scandaloso” il film e si è schierato solidalmente dalla parte dei nordcoreani e del loro leader Kim Jong-Un. Una scelta, quella dello Zar Putin, dettata unicamente per “vendicarsi delle sanzioni che l’occidente ha imposto alla Russia dopo il conflitto in Ucraina e che sta producendo “il puro fallimento” dell’economia sovietica con la svalutazione del Rublo del 40%. (Chiara Chiricò)


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In Corea del Nord, tra crudeltà e fame spiccano le enormi spese militari
Il salario di un operaio è in media di 2 euro al mese ma il dittatore Kim Jong possiede sei treni personali

ROMA (Italy) - In Corea del Nord vivono 24 milioni di persone. Nel paese si muore ancora di fame e si patisce una malnutrizione tale che i Coreani del Nord sono in media 15 cm più bassi dei loro confratelli del Sud. Ciò nonostante il Paese è in una specie di allerta pre-bellica permanente e mantiene 1.2 milioni di soldati effettivi, con circa 600,000 uomini di riserva.

Capo supremo è Kim Jong, un un trentenne con delle verificate paranoie. E’ il terzo nella nuova dinastia dei Kim, iniziata con Kim Il Sung, proseguita con suo figlio Kim Jong Il, ed ora passata a Kim Jong Un. Non c’è mai stato bisogno di elezioni o di chiedere il parere di nessuno: i Kim regnano come sovrani, e il culto della personalità creato intorno a loro ha forti sfumature mistiche, che li dipinge come personaggi soprannaturali.


Per sapere che cosa significa vivere sotto il regime più liberticida e spietato del mondo bisogna parlare con Hea Woo. Nata nel 1950 in Corea del Nord nella provincia di Kangwon, nel sud del paese, ha imparato fin da piccola, a scuola, che il dittatore Kim Il-sung era un dio. Ha perso una figlia, morta di fame nella grande carestia che ha colpito il paese negli anni Novanta. Suo marito è stato ucciso in un gulag e lei, convertitasi al cristianesimo, dopo essere scappata in Cina per due volte e per due volte rimpatriata in Corea del Nord, ha vissuto sulla sua pelle le violenze e le torture del gulag, l’inferno in terra, dove è stata rinchiusa per quattro anni prima di fuggire di nuovo e diventare libera nel 2010. Nelle scuole è difficile insegnare qualcosa ai bambini quando muoiono di fame. Anche restare seduti al banco diventa difficile. Molti alunni frequentavano le lezioni per poche ore a causa della scarsa nutrizione: almeno 15 su 50 abbandonavano dopo appena un’ora. E non c’era solamente la fame dei bambini.

Sappiamo che è governato dalla dinastia dei Kim, in una sorta di monarchia assoluta di stampo comunista che assai poco concede agli altri paesi in fatto scambi. Difficile entrarvi, ancora più difficile uscirvi. E che ama esibire il suo esercito, durante parate dalle incredibili coreografie umane, disegnate per incantare e spaventare. Sappiamo poi che il suo popolo vive in miseria e nell'illusione che il resto del mondo sia un posto ancora più brutto.

Ospita numerose prigioni e persino campi di concentramento, come il famigerato Hwasong (o Campo 16) della cui esistenza si è saputo solo nel 2009 e dove si stima siano stipati 20 mila prigionieri politici. In tutto, secondo fonti internazionali, i detenuti in Corea del Nord sarebbero 200 mila su un popolazione di 25 milioni di abitanti (in Italia sono circa 68 mila su una popolazione di 60 milioni e 600 mila abitanti, negli Usa 2,4 milioni su £13 milioni di abitanti). A svelare le condizioni disumane a cui sono sottoposti è stato il libro Fuga dal campo 14 di Shin Dong-hyuk, l'unica persona ad essere riuscita a evadere da una prigione coreana.

Il paese può contare anche su uno dei più grandi eserciti del mondo: con circa 1,2 milioni di soldati (e più di 8 milioni di riservisti) di cui 180 mila membri scelti. È un numero incredibile, circa 49 soldati ogni 1000 abitanti, senza contare i riservisti. Negli Usa sono 5 su 1000 per fare un confronto.
La gran parte del loro addestramento si basa sull'ipotetica invasione della Corea del Sud, dove sono stati trovati 4 tunnel segreti in grado di permettere lo spostamento di 30 mila soldati in un'ora. Secondo fonti americane ce ne sarebbero almeno altri 20.

Solo i militari e gli ufficiali governativi possono avere l'auto. Queste restrizioni hanno fatto sì che si sviluppasse un sistema illegale di taxi gestiti dagli stessi militari e dai membri del partito di governo.

Kim Jong Un possiede 32 residenze e... 20 stazioni: ha paura di volare e si muove solo in treno (ne ha 6, attrezzati di tutto punto con suite, stanze per le riunioni, tv a cristalli liquidi e vasca delle aragoste). Nel paese si può fumare liberamente marijuana. Ma c'è chi è finito in prigione, colpevole di aver tentato di fare uno spinello con carta di giornale dove era ritratto il leader Kim. (Redazione)


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La Corea del Nord sfida gli States
I Missili puntati sulle basi del pacifico: Hawaii e Guam

ROMA (Italy) - Missili strategici e artiglierie a lunga gittata sono stati preallertati per possibili attacchi, sia sul loro territorio, sia alle Hawaii e a Guam oltre che in Sud Corea e Giappone. Le forze armate norcoreane sono in "assetto da combattimento" avendo per obiettivo gli Stati Uniti: lo riporta l’agenzia ufficiale Kcna, secondo cui il target sono «le basi Usa continentali, delle Hawaii e di Guam, la più grande isola della Micronesia, controllata da Washington e situata nell’Oceano Pacifico occidentale, soli 1.500 chilometri circa a sud-est della penisola coreana.

Le forze armate del Nord sono pronte a entrare in azione, mentre le unità di artiglieria con i razzi a lungo raggio sono pronte al tiro. Queste unità devono tenersi pronte ad attaccare tutte le basi militari americane nella regione Asia-Pacifico, comprese quelle sul continente nordamericano, alle Hawaii e a Guam, oltre a quelle in Corea del Sud, aggiunge il comunicato diffuso dall’agenzia Kcna.


Nonostante il test di un missile balistico del 12 dicembre scorso, gli esperti ritengono che Pyongyang non è ancora in possesso della tecnologia necessaria per lanciare un missile intercontinentale capace di colpire gli Stati Uniti. Hawaii e Guam anche sono considerate come fuori portata dai missili a medio raggio sviluppati dalla Corea del Nord, che potrebbero invece colpire le basi in Corea del Sud e in Giappone.

Da questo momento, riporta la Kcna, "il Comando supremo dell’Esercito popolare di Corea è in posizione da combattimento così come le unità di artiglieria a lungo raggio, incluse quelle strategiche con i razzi a lungo raggio che hanno per obiettivo tutti i target nemici negli Usa, come le basi continentali, delle Hawaii e di Guam". Già giovedì scorso Pyongyang aveva lanciato un monito analogo, ma dai toni meno circostanziati e senza accennare a preparativi in atto. Più in generale, il Nord ha ripetutamente ventilato l’ipotesi di attaccare Usa, Corea del Sud e lo stesso Giappone, persino con armi nucleari. Le recenti esercitazioni congiunte tra le forze americane e di Seul hanno provocato un ulteriore inasprimento della retorica da parte del regime nord-coreano.

Ciò che il Pentagono teme di più, però, è un attacco “EMP”: ossia un attacco da impulso elettromagnetico. Si tratta di un’arma che, per raggiungere il suo scopo, non necessita di grande precisione e che potrebbe detonare ovunque nei cieli americani, anche ad alta quota (fino a 30 kilometri di altezza). Ciò significa che anche un solo aereo nordcoreano sfuggito ai radar sarebbe in grado di costituire una seria minaccia. L’esplosione di una simile testata, specie se nucleare, è capace di generare un impulso simile a una tempesta solare, in grado di annientare in un attimo tutte le difese elettroniche con evidenti conseguenze per le infrastrutture critiche di un Paese altamente tecnologico come gli Stati Uniti: la rete elettrica, le telecomunicazioni, la rete idrica, le banche potrebbero essere disattivate da un solo missile, compromettendo drasticamente il livello di civiltà raggiunto dagli USA e riportandoli a una situazione comparabile con quella degli anni Cinquanta. È un po’ la teoria degli attacchi hacker alle infrastrutture critiche, ma questa via sarebbe ancora più semplice e veloce. A conferma dell’esistenza in Corea del Nord di una testata cosiddetta “Super EMP” vi sarebbero fonti sia dell’intelligence russa che cinese, le quali hanno certo avuto un ruolo nell’operazione. (Redazione)


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Corea del Nord: pronti ad attacco nucleare contro Usa
L'Onu vota le sanzioni contro il paese comunista

ROMA (Italy) - Un minaccia diretta. Così l'hanno vista al Palazzo di vetro i rappresentanti dei governi che hanno votato all'unanimità le sanzioni contro il regime dittatoriale nord coreano. La Corea del Nord, per parte sua, si dice pronta a ricorrere a un attacco nucleare preventivo contro chiunque metta in campo una minaccia seria contro la nazione comunista.

La Corea del Nord ha accusato Washington di usare le manovre militari congiunte con Seul allo scopo di lanciare un attacco convenzionale e nucleare. Secondo quanto riportato dagli apparati di sicurezza americani, nonostante i progressi nella tecnologia missilistica, la Corea del nord non disporrebbe ancora di vettori nucleari in grado di colpire gli Stati Uniti d’America. Ma a tremare è soprattutto la pacifica e occidentale Corea del sud che divide i confini con un Governo inaffidabile e guerrigliero.


Intanto, il Consiglio di sicurezza dell'Onu ha dato il via libera all'unanimità all'estensione delle sanzioni contro la Corea del Nord, approvando il testo concordato tra Stati Uniti e Cina. Il provvedimento si è reso necsssario dopo che il regime di Pyongyang ha minacciato di compiere attacchi nucleari preventivi contro gli Stati Uniti, a poche ore dal voto alle Nazioni unite. Un portavoce del ministero degli Esteri ha dichiarato "che il Paese eserciterà il proprio diritto di compiere attacchi nucleari preventivi sui quartieri generali dell'aggressore", perchè Washington sta spingendo per iniziare una guerra nucleare contro la Corea del Nord. La Corea del Nord sta reagendo alle possibili sanzioni che saranno applicate nei suoi confronti e alle prossime esercitazioni militari di Usa e Corea del Sud.

"La Corea del Nord non otterra' nulla attraverso nuove minacce e provocazioni": lo ha detto 'l'ambasciatrice Usa all'Onu, Susan Rice, commentando le parole di Pyongyang su un ipotetico attacco nucleare preventivo in risposta all'inasprimento delle sanzioni promosse dagli Usa al Consiglio di Sicurezza con l'ok anche di Russia e Cina. "L'unico risultato delle nuove minacce e delle nuove provocazioni sarà quello di un ulteriore isolamento della Corea del Nord", ha continuato Rice, che ha definito le nuove misure restrittive adottate dal Consiglio di Sicurezza "le più pesanti mai approvate dalle Nazioni Unite". (Giorgio Esposito)
La Repubblica Democratica Popolare di Corea, conosciuta più comunemente come Corea del Nord, occupa la metà settentrionale della penisola coreana. Le due Coree sono ancora (dall'armistizio del 1953) tecnicamente in stato di guerra, e le relazioni fra i due paesi tendono a variare repentinamente da un'estremo all'altro. Ufficialmente il governo nordcoreano si presenta come uno Stato multipartitico guidato secondo l'ideologia politica della Juche, ovverosia dell'autosufficienza, ma molti osservatori lo considerano sottoposto ad un regime dittatoriale. La Corea del Nord è uno Stato socialista segnato da una politica per certi versi di stampo stalinista, e fortemente isolazionista. Viene utilizzata la pianificazione centrale per organizzare le politiche economiche e sociali. Secondo Amnesty International è uno dei paesi con la peggiore situazione riguardo i diritti umani e le libertà fondamentali. L'isolamento economico ha causato un costante impoverimento del paese a partire dagli anni '70.

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