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Siria, irreperibili due volontarie italiane. Fonti locali: "Rapite da un gruppo armato"
Le due svolgono attività in favore del popolo siriano in rivolta

ROMA (Italy) - Greta Ramelli, 20enne residente a Gavirate (Varese), e Vanessa Marzullo, 21enne di Brembate (Bergamo), da giorni ad Aleppo, in Siria, per seguire progetti umanitari nel settore sanitario e idrico, risultano irreperibili dal Primo agosto. La notizia è stata confermata dalla Farnesina, che ha immediatamente attivato l'Unità di crisi e l'Intelligence per i necessari accertamenti. Secondo alcune fonti sarebbero state rapite da un gruppo armato.

Secondo quanto riferito da fonti locali, le due ragazze sarebbero state rapite ad al Abzemo, villaggio ad ovest di Aleppo. Un gruppo armato, affermano le fonti, le ha prelevate dal luogo in cui alloggiavano, nonostante fossero "protette" da uomini del Fronte islamico, fazione radicale attiva nell'area. Il Ministero degli Affari esteri italiano monitorizza la situazione costantemente alla ricerca di uno sbocco nella situazione.


Vanessa Marzullo, 21 anni, di Bergamo è studentessa di Mediazione Linguistica e Culturale, curriculum Attività Internazionali e Multiculturali - lingue: Arabo e Inglese". Vanessa è volontaria presso Organizzazione Internazionale di Soccorso. Dal 2012 si dedica alla Siria, dalla diffusione di notizie tramite blog e social networks all'organizzazione di manifestazioni ed eventi in sostegno del popolo siriano in rivolta. Questo culmina nell'organizzazione e nella nascita del Progetto "Assistenza Sanitaria in Siria".

Greta Ramelli, 20 anni, di Varese, scrive invece di essere "studentessa di Scienze Infermieristiche". Diplomata al liceo linguistico Rosetum dove ha studiato inglese, spagnolo e tedesco. Volontaria presso Organizzazione Internazionale di Soccorso, operatrice pronto soccorso trasporto infermi e nel settore emergenza (livello operativo). Nel maggio 2011 trascorre 4 mesi in Zambia nelle zone di Chipata e Chikowa lavorando come volontaria presso 3 centri nutrizionali per malati di AIDS, incluso alcune settimane presso le missioni dei padri comboniani. Nel dicembre 2012 ha trascorso tre settimane a Calcutta, India, dove ha svolto volontariato presso la struttura Kalighat delle suore missionarie della carità e ha visitato progetti di assistenza alla popolazione indiana presente negli slums. Attualmente si occupa principalmente di Siria, sia per quanto riguarda l'accoglienza profughi insieme ad altri volontari, sia per attivismo e per aiuti umanitari. Al momento collabora con il Comitato S.O.S. Siria di Varese, l'Associazione delle Comunità Arabe Siriane e IPSIA Varese nel progetto "Assistenza Sanitaria in Siria".

Intanto escono dettagli sul gruppo armato che ha rapito le ragazze: in passato ha già sequestrato diversi attivisti e giornalisti. E' quanto riferisce il sito del quotidiano giordano Assabeel, citando come fonte un attivista locale corrispondente di alcune testate. Il doppio sequestro, secondo la stessa fonte, è avvenuto nella località di El Ismo, a ovest di Aleppo, nella casa del "capo del Consiglio rivoluzionario" locale, dove le due giovani erano ospitate. Con loro, afferma ancora la fonte, vi era anche un giornalista italiano, Daniele Raineri de Il Foglio, che è riuscito a fuggire e ha dato l'allarme. "Le due italiane - precisa Assabeel - sono state viste per l'ultima volta venerdì 1 agosto". Il sito non fornisce il nome del gruppo autore del rapimento, nè precisa se si tratti di un'organizzazione criminale o di una formazione di matrice politica. Ma aggiunge che diversi suoi membri sono stati in passato uccisi in azioni militari. (Redazione)


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Le armi chimiche siriane sbarcano in Calabria nel week end di fine giugno
Le operazioni avverranno nel porto di Gioia Tauro e dureranno 48 ore

ROMA (Italy) - L'ultima parte dell'arsenale chimico dichiarato dal regime siriano ha lasciato il porto di Latakia e ora puo' scattare l'operazione di smaltimento che prevede anche un trasbordo a Gioia Tauro. Lo ha comunicato l'Opac, l'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche incaricata di supervisionare la distruzione dell'arsenale siriano.

Delle 1.200 tonnellate di sostanze tossiche portate via, 804 sono state caricate a bordo del cargo danese Ark Futura. Il cargo fara' rotta sul porto calabrese di Gioia Tauro dove trasbordera' 570 tonnellate di sostenze chimiche sulla nave laboratorio statunitense Cape Ray, che le portera' a sua volta al largo di Creta per renderle smaltibili attraverso un processo di idrolisi che durera' circa due mesi. Ark Futura proseguira' per Gran Bretagna e Finlandia dove saranno smaltite oltre 200 tonnellate di sostanze tossiche meno pericolose.


La nave Ark Futura che trasporta le armi chimiche siriane è diretta verso Gioia Tauro in Calabria. "Saranno adottate tutte le misure per un trasferimento in tutta sicurezza, prenderemo tute le disposizioni per limitare i rischi": lo ha affermato il Direttore generale dell'Organizzazione per la messa al bando delle Armi Chimiche (Opac), Ahmet Uzumcu, commentando le operazioni di tarseferimento dlele armi chimiche siriane sulla nave statunitense Mv Cape Ray, che avverranno nel porto italiano di Gioia Tauro. Le operazioni di trasbordo dal cargo danese alla nave statunitense avverranno dureranno 48 ore; il cargo ha già caricato a bordo una parte degli agenti chimici di "categoria 1" (i più pericolosi) e attende in acque internazionali di poter tornare nel porto siriano di Latakia per imbarcare il rimanente; la Cape Ray è invece ancora negli Stati Uniti e dovrebbe salpare verso l'Italia entro la fine della prossima settimana.

"Il Governo scopre il porto di Gioia Tauro quando si tratta di trasferire armi chimiche, per il resto ha sempre disconosciuto una realtà straordinaria, ci saremmo aspettati attenzioni diverse sopratutto per le ricadute sotto il profilo occupazionale. Così non è perché prendiamo atto di questa scelta sconsiderata". È il commento a caldo del presidente della provincia Giuseppe Raffa sul passaggio della nave con le armi chimiche siriane dal porto di Gioia Tauro.

Il porto di Gioia Tauro ha una storia e una realtà del tutto particolari. Nato per essere asservito al V° centro siderurgico che, a causa delle crisi mondiali e nazionale del settore, non fu più realizzato, è oggi, grazie anche all'intuizione dell'imprenditore genovese Ravano, il più grande terminal per il transhipment del Mediterraneo. Come è noto, la realizzazione del porto di Gioia Tauro è stata avviata nella prima metà degli anni '70 in connessione con il progetto della Cassa del Mezzogiorno per la realizzazione del 5 ° Centro Siderurgico italiano. Venuta meno tale esigenza all'inizio degli anni 80, è emerso l'orientamento verso una riconversione del porto come polifunzionale, anziché come "specializzato per l'industria siderurgica". In questo contesto, si è configurata la potenzialità di Gioia Tauro per il "transhipment" di container, trasportati sia da grandi navi transoceaniche che da piccole navi per la distribuzione di dettaglio (Feeder). L'attività del porto ha avuto in breve tempo un formidabile decollo, raggiungendo la quota di oltre 3 milioni di container/anno movimentati dalla Società MCT, del gruppo Contship Italia, concessionaria di circa 1,5 milioni di mq. di suolo demaniale marittimo, che impiega circa 1500 unità lavorative (indotto incluso). Di conseguenza il porto è stato classificato di rilevanza economica internazionale

Il porto, fin dalla sua nascita fu tenuto sotto controllo dalle cosche della regione, Piromalli e Molè. È un centro di arrivo fondamentale per la 'ndrangheta calabrese per il traffico di droga internazionale. Nell'Operazione Decollo, dalle forze dell'ordine fu rivelato un traffico di sostanze stupefacenti che andava dall'Europa al Sud America all'Australia e ogni anno vengono sequestrate ingenti quantità di droga. Il porto è anche crocevia di merci contraffatte di vario genere. Secondo una relazione del 2006, gli investigatori stimano che l' 80% della cocaina in Europa arrivi dalla Colombia via Gioia Tauro. Il porto è anche coinvolto nel traffico illegale di armi. Queste attività sono controllate dalla criminalità di famiglie calabresi note come 'ndrangheta.

Nel febbraio 2008 la Commissione parlamentare antimafia ha concluso che la 'ndrangheta "controlli o influenzi gran parte dell'attività economica intorno al porto e utilizza l'impianto come base per il traffico illegale".

Nella sua relazione ha detto che "l'intera gamma di interni o in subappalto attività di mafia è influenzato, dalla gestione della distribuzione e della trasmissione al controllo doganale e contenitori di stoccaggio. "Il tentativo di estorsione a Ravano e a Contship, è stato parte di un progetto che" non ha comportato semplicemente questo, ma anche il controllo delle attività legate al porto, l'assunzione di lavoratori, e le relazioni con il porto sindacati e le istituzioni locali ", aggiunge la relazione. "E 'legittimo effettivamente affermare che la malavita ha eliminato la concorrenza di società non controllate o influenzate dalla mafia nella fornitura di beni e servizi, eseguire lavori di costruzione e di assunzione di personale. E che ha gettato un'ombra sul comportamento del governo locale e altri organismi pubblici. (Redazione)


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‘Risky’ operation brings aid to besieged Syrians in eastern Aleppo, UN agency reports
Ban condemns spiralling violence, urges warring parties to halt conflict ‘now’

ROMA (Italy) - The United Nations refugee agency and the Syrian Arab Red Crescent (SARC) said today they managed to bring humanitarian aid to a besieged neighbourhood in eastern Aleppo, an area that had been cut off from assistance since last June. The “rare and risky” operation to deliver aid to Boustan al Qaser was carried out following agreement with the Syrian Government and the opposition, according to a news release issued by the UN High Commissioner for Refugees (UNHCR).

Amid surging violence across Syria, United Nations Secretary-General Ban Ki-moon has condemned the killing of an elderly priest in Homs and the ongoing brutality against the civilian population, and urged all Syrians and their outside supporters to put a stop to this conflict, “now.” (Amid the destruction of war, the UNHCR flag is carried forward during a ceasefire in Aleppo, Syria)


Two trucks packed with blankets, plastic sheeting, hygiene kits, and kitchen sets and food were offloaded at the last checkpoint at the outskirts of the city. The goods were then transported into the community using 54 pull-carts and 75 workers, back and forth, 1.5 kilometres each way and in 270 trips, for later distribution to a SARC warehouse and then soon to the needy population. “A ceasefire, agreed for the duration of the operation, was fully respected by all parties,” said UNHCR. The agency’s staff observed a dire humanitarian situation inside eastern Aleppo, noting an acute shortage of food, water, medicine and basic supplies. UNHCR said it had last accessed the area in June 2013 and no humanitarian aid has reached the population there since then. It is estimated that some 6.5 million of Syria’s 22 million people have been displaced inside the country, while another 2.6 million are now refugees, mainly in neighbouring countries. The humanitarian situation continues to deteriorate as the conflict that began in March 2011 between the Government and opposition groups continues unabated. Humanitarian appeals for Syria and the region remain severely underfunded, according to the UN Office for the Coordination of Humanitarian Affairs (OCHA). Aid groups working in Syria and in countries housing Syrian refugees have received only 20 per cent of the $6.5 billion they need in 2014. They still require $5.3 billion.

Amid surging violence across Syria, United Nations Secretary-General Ban Ki-moon has condemned the killing of an elderly priest in Homs and the ongoing brutality against the civilian population, and urged all Syrians and their outside supporters to put a stop to this conflict, “now. In the face of troubling new reports of atrocities in the brutal conflict driving Syria to its destruction, the Secretary-General demands that warring parties and their supporters ensure that civilians are protected, regardless of their religion, community or ethnic affiliation,” said a statement issued yesterday evening by Mr. Ban’s spokesperson in New York. The statement said that both the Syrian Government and armed groups have the legal obligation and moral responsibility to protect civilians and “must do everything to avoid and prevent violence against civilians, including indiscriminate shelling and air attacks on civilian areas.”

Citing the killing yesterday of an elderly priest, Father Frans van der Lugt, in Homs as only the latest tragedy highlighting the urgent need to protect civilians, the UN chief condemned “this inhumane act of violence against a man who heroically stood by the people of Syria amid sieges and growing difficulties.” The statement went on to express the Secretary-General’s horror at the gruesome images of purported executions in the Syrian town of Kassab. “While the United Nations is unable to confirm the validity of these reported atrocities, gross human rights violations undeniably continue and residents of entire villages such as Kassab have been forced to flee,” the statement said.

“Government forces continue to indiscriminately destroy whole neighbourhoods, burying entire families beneath the rubble of their homes,” it continued, adding that the Secretary-General is also extremely concerned that groups listed as terrorist organizations by the UN Security Council continue to brutalize the civilian population. “There is a belief by too many in Syria and beyond that this conflict can be won militarily. More violence will only bring more suffering and instability to Syria and sow chaos in the region,” says the statement, urging all Syrians and their outside supporters to immediately halt the fighting. “For the sake of families and communities across Syria, the Secretary-General appeals to all sides to permit immediately the unfettered access of humanitarian assistance and workers,” it says, adding that under Mr. Ban’s leadership, the UN is prepared to contribute to a “new day” in Syria by fostering a political settlement, providing humanitarian assistance, and supporting reconstruction. (Redazione - United Nations informations - 19 aprile 2014 ore 15.00)


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Siria, le armi chimiche fanno ancora stragi
Il bluff di Assad sulla distruzione delle armi chimiche attese in Italia per fine aprile

ROMA (Italy) - Nuovo scambio di accuse tra il governo siriano e l'opposizione sull'uso di agenti nervini nel paese. Damasco ha denunciato formalmente il gruppo ribelle Nusra Front, legato alla galassia di al Qaeda, di aver lanciato un attacco chimico nella provincia centrale di Hama uccidendo almeno sette persone e causando sintomi di soffocamento per altre centinaia. Lo riporta la tv di Stato siriana, specificando che il gruppo terroristico ha usato del gas clorino nella città di Kafr Zaita.

Lo smaltimento dell'arsenale chimico della Siria - Dal punto di vista chimico le armi dismesse da Damasco saranno rese innocue con un processo di idrolisi svolto a bordo di una nave statunitense in acque internazionali nel Mediterraneo. Nessun paese ha accettato di ospitarlo sul proprio suolo. Alla fine la nave Usa trasporterà i residui nei paesi disponibili a bruciarli, Germania e Finlandia.


La formazione, inoltre, avrebbe pianificato l'uso dell'agente tossico nell'area di Wadi al-Daif, in provincia di Idlib e nei pressi di Mork. La reazione dell'opposizione non si è fatta attendere. L'esecutivo di Damasco è stato a sua volta accusato di aver ucciso almeno sette persone, tra cui un bambino, e di averne intossicate un altro centinaio in un'offensiva lanciata con lo stesso gas a Kafr Zaita e nel sobborgo di Harasta .

La prima conferma sulla presenza di agenti tossici sui campi di battaglia risale al 19 marzo 2013, nel quartiere di Khan al-Assal ad Aleppo. Nell'occasione moriono 26 persone, tra cui 16 militari, e i feriti furono 86. Sull'azione governo e opposizione si sono sempre rimpallati le responsabilità. Lo scorso anno gli ispettori dell'Onu hanno presentato un rapporto nel quale si confermava l'uso di armi chimiche ad al-Ghouta, ma non si identificavano i responsabili.Poi, è cominciata l'opera internazionale di smantellamento dell'arsenale chimico siriano - ancora in corso -, ma finora non è stato possibile raggiungere tutti i siti a causa dei violenti scontri tra forze governative e opposizione che continuano a verificarsi in diverse aree del paese.

Oggi "aerei del regime hanno bombardato Kafr Zita con ordigni che hanno prodotto fumo denso e forti odori e hanno causato casi di soffocamento e avvelenamento", ha riferito il direttore dell'Osservatorio siriano per i diritti umani, Rami Abdel Rahman. La tv di Stato ha invece attribuito' la responsabilita' dell'attacco con armi chimiche ai terroristi qaedisti del Fronte Jabath Al Nusra. Secondo i media ufficiali siriani, l'organizzazione sarebbe preparando altri attacchi con gas sarin. Ipotesi non del tutto peregrina. Nei gionri scorsi il giornalista americano Seymour Hersh aveva rivelato che l'attacco del 21 agosto 2013 a Ghouta, un sobborgo di Damasco, in cui morirono 1.400 persone, era stato opera di formazioni jihadiste che avevano ottenuto i gas dalla Turchia. A sorpresa, infatti, Barack Obama sospese all'ultimo minuto l'intervento armato annunciato dopo che l'intelligence americana gli rivelo' che non era stato Assad. (Redazione - 13 aprile 2014 ore 15.00)

Lo smaltimento dell'arsenale chimico della Siria - Dal punto di vista chimico le armi dismesse da Damasco saranno rese innocue con un processo di idrolisi svolto a bordo di una nave statunitense in acque internazionali nel Mediterraneo. Come mai a bordo? Ci sono pericoli? Nessun paese del Mediterraneo ha accettato di ospitarlo sul proprio suolo. Alla fine la nave Usa trasporterà i residui nei paesi disponibili a bruciarli, Germania e Finlandia.


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Le armi chimiche siriane arrivano in Italia: giovedì si saprà in quale città
I porti candidati sono: Brindisi, Taranto, Augusta, Gioia Tauro e Cagliari

ROMA (Italy) - Giovedì si conoscerà quale porto italiano sarà utilizzato per il trasferimento delle armi chimiche siriane sulla nave americana che le distruggerà in acque internazionali. Brindisi, Taranto, Augusta, Gioia Tauro e Cagliari sono i porti più probabili come possibile approdo, e già si sono scatenate le polemiche con tanto di rifiuti preventivi.

Il viaggio delle armi chimiche di Damasco è già iniziato e procede, a piccole tappe, ma nei tempi previsti, mentre dalla capitale francese la titolare della Farnesina, Emma Bonino, ha spiegato che la scelta del porto italiano sarà fatta in base ai requisiti tecnici "che ci sono stati chiesti e che il ministro delle Infrastrutture sta verificando".
Giovedì il direttore generale dell'Opac, Ahmet Uzumcu, incontrerà Bonino e poi si recherà in Parlamento per spiegare, davanti alle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato, le fasi che riguardano il trasbordo degli agenti chimici da un cargo danese o norvegese alla nave Usa Cape Ray.


Ecco il piano messo a punto da russi e americani insieme all’Opac. La prima fase ha previsto il trasferimento delle sostanze - circa 500 tonnellate - nel porto siriano di Latakia. Si tratta di componenti separate che diventano un’arma se mixate insieme. I contenitori (circa 150) sono già stati imbarcati su navi norvegesi e danesi già schierate a Cipro e che, oltre all’equipaggio, ospitano esperti di guerra chimica. La fase successiva scatta con il trasporto in un Paese terzo. Si era parlato dell’Albania, ma Tirana - per problemi di politica interna - ha detto no e il testimone è passato all’Italia. I container verranno scaricati in una zona sorvegliata da reparti militari per prevenire incidenti o atti ostili. Non è chiaro quanto sarà lunga la permanenza. L’Opac vorrebbe chiudere l’operazione di distruzione entro aprile e visto che servono dai 45 ai 90 giorni per trattare le sostanze potrebbe trattarsi di una sosta di alcune settimane. La terza fase è quella della neutralizzazione in acque internazionali. I container saranno imbarcati sulla "Cape Ray" americana che è dotata di apparati mobili ideati dagli Usa in grado di filtrare le sostanze all’interno di abitacoli protetti. Circa 60 i tecnici. Concluso il trattamento restano delle scorie con "livello di tossicità piuttosto basso". L’atto finale è la consegna dei resti a società civili specializzate nell’eliminazione dei prodotti chimici.

Giovedì il direttore generale dell'Opac, Ahmet Uzumcu, incontrerà Bonino e poi si recherà in Parlamento per spiegare, davanti alle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato, le fasi che riguardano il trasbordo degli agenti chimici da un cargo danese o norvegese alla nave Usa Cape Ray. L'operazione dovrebbe avvenire alla fine del mese alla presenza di ispettori dell'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche che poi esamineranno il materiale una volta a bordo della nave americana.

A pochi giorni dalla decisione finale continuano però a fioccare i no dalle amministrazioni locali italiane, rifiuti che questa volta hanno avuto una eco internazionale. Con un articolo intitolato "L'opposizione locale in Italia rischia di ritardare il processo di distruzione dell'arsenale chimico siriano", il Wall Street Journal mette in guardia sul rischio che "i piani che prevedono di usare un porto italiano inciampino" nell'opposizione che diverse località stanno manifestando. In particolare, il quotidiano americano cita il rifiuto di Brindisi e la lettera che il governatore della Sardegna Ugo Cappellacci ha scritto al premier Enrico Letta in cui annuncia di "respingere l'ipotesi di Cagliari con rabbia e shock" e di volerla combattere "in ogni maniera possibile". Per ora, pare, a nulla sono valse le rassicurazioni del ministro Bonino sul fatto che le armi chimiche non "toccheranno il suolo italiano".

La Coalizione non ha ancora sciolto la riserva se partecipare o meno a Ginevra 2, e discuterà in una nuova riunione interna il 17 gennaio. Il presidente Jarba, da Parigi, ha ammesso che “sul successo di ‘Ginevra 2' ci sono alcune questioni, dubbi e timori” da parte di alcune componenti della coalizione, ed ha sottolineato “momento cruciale” per il destino della Siria. Anche Bonino ha espresso preoccupazione per le divisioni all’interno della Coalizione. “Abbiamo detto alla coalizione dell’opposizione siriana che con queste loro divergenze si rischia di dimenticare le atrocità del regime”, - ha avvertito il ministro - ricordando le pesanti responsabilità del regime di Assad: “Non è pensabile che chi è responsabile di 130mila morti possa rimanere al potere”.

La titolare della Farnesina ha poi insistito sulla necessità di fornire aiuti umanitari ed ha annunciato che il 3 febbraio si terrà a Roma una conferenza internazionale umanitaria su invito dell’Onu. “Come Paese – ha precisato – abbiamo insistito che la parte umanitaria non sia disgiunta dal processo politico. Non si può parlare del futuro se non si riesce a dare un presente alla popolazione siriana”. (Redazione - 13 gennaio 2013 ore 19.00)


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Siria, Assad usa armi chimiche per attaccare. L'ONU invia ispettori
Massacrati 1300 civili con gas nervino nella capitale Damasco

DAMASCO (Siria) - È una perenne battaglia quella che viene combattuta a Damasco in Siria, dove le forze di Bashar al-Assad bombardano la capitale. È ancora provvisorio il bilancio dei morti che - secondo gli attivisti e i testimoni locali - si avvicinerebbe ai 1300, provocato dalle forze siriane fedeli al presidente nella regione turca.

Lo rende noto la Coalizione nazionale delle opposizioni siriane in esilio in una dichiarazione diffusa da Istanbul, secondo la quale l’uccisione sarebbe stata effettuata con non meglio precisati gas tossici lanciati dall’aviazione del regime contro i civili. Ma la Lega Araba sembra respingere queste false accuse, invitando gli ispettori dell’Onu sulle armi chimiche di recarsi immediatamente sul posto. E proprio per questo a Damasco si trova una missione di esperti dell’Onu incaricata di controllare se sono state utilizzate armi chimiche nella battaglia tra lealisti e ribelli.


Anche se al momento il presunto utilizzo di armi chimiche da parte di lealisti non è stato ancora confermato, non mancano le immagini choc raffiguranti molti cadaveri tra i quali soprattutto bambini con difficoltà respiratorie, una visione atroce che per un attimo ha ricordato la strage nel 1998 nella cittadina curda irachena di Halbja da parte delle truppe di Saddam Hussein. Continuano imperterrite le smentite sull’uso di armi chimiche da parte del governo siriano, affermando che si tratta solo di “un tentativo di ostacolare il lavoro degli ispettori dell’Onu sulle armi chimiche”. Ciononostante, gli ispettori, arrivati domenica, devono accertare l’eventuale uso di agenti chimici in tre località: una dove il regime accusa i ribelli di averli impiegati, altri due dove sotto accusa sono i lealisti. I movimenti e le attività della squadra di ispettori, guidata dallo svedese Ake Sellstrom, sono tenute segrete. Non è quindi noto il posto dove al momento stanno operando gli esperti delle Nazioni Unite. Insomma, il fatto di voler far chiarezza sull’accaduto è fondamentale per evitare altri conflitti sanguinosi- ha affermato l’ambasciatrice argentina Maria Perceval. “I membri del Consiglio sono tutti d'accordo che l'uso dei gas 'da qualsiasi parte sia fatto e in qualsiasi circostanza' e' una violazione del diritto internazionale” ha concluso Perceval. Forti proteste contro le armi chimiche arrivano anche dagli Usa, che si dichiarano profondamente preoccupati per il bilancio di civili massacrati durante lo scontro. Non manca infine l’intervento dell’Unione Europea che chiede subito un’inchiesta approfondita su quando accade nella capitale. “Abbiamo visto con grande preoccupazione informazioni su un possibile uso di armi chimiche da parte del regime siriano. Tali accuse devono essere oggetto di un'inchiesta immediata e approfondita", si legge in un comunicato del portavoce del capo della diplomazia Ue Catherine Ashton. “Le notizie sul possibile uso di armi chimiche in Siria richiedono un'immediata verifica da parte degli ispettori Onu presenti nel Paese", ha dichiarato il ministro degli esteri Emma Bonino. (Giulia Perez - 22 agosto 2013 ore 13.00)

"Prove schiaccianti" sull'uso di armi chimiche in Siria e accuse esplicite di "crimini contro l'umanità" al presidente Bashar al-Assad. Il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon punta il dito contro il rais di Damasco, lasciandosi sfuggire le prime anticipazioni del rapporto che gli ispettori internazionali consegneranno a Palazzo di Vetro nel week end, e va ancora più in là: dicendosi "sicuro che ci sarà un processo per accertare responsabilità di Assad, quando tutto sarà finito". Parole pronunciate in teoria a microfoni spenti, in un incontro che non sarebbe dovuto essere pubblico, visto che ufficialmente Ban non ha ancora letto per intero il rapporto, come si é poi affannato a spiegare un portavoce. E tuttavia parole che restano, pesanti come pietre.

Le armi siriane regalate dallo Zar Putin. Dell'amicizia tra Mosca e Damasco si è già detto molto, e non è certo una novità. Da quando sono cominciati gli scontri, oramai un anno e mezzo fa, la Russia si è sempre opposta ai tentativi di fermare Assad, che è visto da Europa, Stati Uniti e una buona parte del mondo arabo (Qatar, Egitto e Arabia Saudita in testa) come un tiranno sanguinario. Mosca invece vede in lui il “suo” uomo in Medio Oriente, l'ultima possibilità di mantenere una influenza su una regione dove il suo potere sta svanendo. “La Siria è per la Russia quello che Israele è per gli Stati Uniti, ovvero un alleato strategico indispensabile” sintetizzava Con Coughlin, capo degli esteri del Daily Telegraph, nel tentativo di spiegare perché il Cremlino difende a spada tratta Assad. La Siria per Mosca è una priorità.


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